DUE PAROLE CON COLIN EDWIN DEI “PORCUPINE TREE”


DUE PAROLE CON COLIN EDWIN DEI “PORCUPINE TREE”

I Porcupine Tree sono una band Inglese vincitrice di diversi Grammy Awards , diventata nel corso degli anni fonte di ispirazione per bands e musicisti di tutto il mondo . Facciamo quattro chiacchere con il bassista Colin Edwin che incontriamo al termine di un anno passato in tour a supporto dell’ ultimo album, “ The Incident”….

Molte persone abbinano alla band diverse etichette di genere , ma tendenzialmente tutti vi descrivono  come una “Progressive Rock” band . La tua definizione invece?

Ho sempre avuto l’impressione che il termine Progressive Rock contenga delle connotazioni un po’ negative ( e di certo questo non ha aiutato la nostra diffusione ) specialmente perché legate ad un mondo un po’ retro e di “ripescaggio” di stili e cose già sentite , ma credo che ultimamente tale termine abbia assunto un significato più positivo…credo che diversi artisti abbiano contribuito a ciò… nomi come  Tool , Opeth, Mars Volta, persino Radiohead…comunque preferisco che ad etichettare siano i giornalisti ed i critici anche se  definirei il termine non troppo lontano dal nostro tipo di lavoro

La band è in attività da un po’ di tempo  ma sembra che abbiate avuto un break dopo l’album “Absentia” del 2002 anche se con un incremento costante dei vostri fans.Quando avete iniziato e come spieghi questa recente impennata di interesse  nei confronti di una band che è sulla scena da anni ?

La band come entità live ha iniziato nel 1993. Steven ha infatti realizzato i primi due albums tutto da solo , anche se io e Richard Barbieri siamo entrambi apparsi sul secondo album “Up the Downstairs” come ospiti. All’inizio abbiamo subito attratto  fans in paesi un po’ inusuali per il nostro genere , come  Polonia ed Italia , dove abbiamo suonato  in venues di grande capienza , ma in Inghilterra suonavamo in micro locali e con un follow up piuttosto ridotto…una situazione difficile essendo noi Inglesi… diverse bands avrebbero dato forfait…

“In Absentia” è stato il ns primo album con una major ; quindi  con un budget decente in grado di darci un buon supporto in termini di attività promozionale sia per l’album che per il tour ( cosa che prima non avevamo ) . Budget utilizzato soprattutto per il mercato degli States. Il follow up seguente è stato sviluppato soprattutto grazie ai ns live show realizzati in quel periodo.

Il clima generale della musica attuale tende a premiare l’attività Live specialmente per bands come la nostra; bands  che suonano realmente e che ci mettono un sacco di energia proprio nel live. Ciò ha permesso al nostro follow up di diventare sempre più consistente e fedele. Ed il passaparola ha fatto il resto… Internet è sicurament insuperabile in questo ed ha generato parecchio interesse da parte di  promoters specializzati che ci hanno promosso per  tours anche in zone paesi  come il Mexico o l’India.

Dopo il successo degli albums “In Absentia” e “Deadwing”, nessuno si aspettava la svolta di “Fear of a Blank Planet” , un album serio e scuro senza canzoni adatte per l’airplay. Come mai questa scelta quando la maggior parte delle bands predilige ricalcare le orme del successo e semmai orientarsi di più verso l’airplay ?

Una delle cose che ho imparato nella mia carriera è che è impossibile stabilire i gusti della gente a priori , per cui cercare di pensare ai gusti del tuo pubblico è sicuramente un errore. Non siamo mai stati molto friendly nei confronti dell’airplay quindi non ci siamo preoccupati di cercare di essere più o meno commerciali …non abbiamo comunque mai avuto successo televisivo né alcun video nelle top rotations di MTV od altro, quindi la scelta è stata quella di approcciare l’album utilizzando tutte le prove che avevamo fatto durante le prove dei nostri live …abbiamo infatti iniziato ad introdurre materiale nei live shows man mano che i brani si sviluppavano e lo abbiamo direttamente testato di fronte al nostro pubblico…senza preoccuparci troppo del rischio di bootleg.  E la cosa ha funzionato…quasi che i nostri fans percepiscano questo lavoro “work in progress” in fondo sviluppato in comune con loro….

“Fear of a Blank Planet” e l’ultimo album “The Incident” sono entrambi concept albums che hanno un grande impatto soprattutto quando proposti live anche perché usufruiscono di un incredibile supporto video da parte dell’artista Lasse Hoile….l’audio ha ispirato il video o viceversa ?

Il visual di solito segue la musica. Ma abbiamo sempre considerato luci e video come parte essenziale del  nostro live show e della nostra musica…ricordo che già con “Absentia” le luci erano particolarmente da trip e perfettamente in sintonia con quanto accadeva musicalmente. Con l’evolversi della nostra musica ,ci  siamo sempre di più interessati a sviluppare una nuova simbiosi tra suono ,  luci e video . Il tutto era una vera e propria necessità… e proprio in quel  omento in cui abbiano incontrato Lasse e dopo diversi tentativi siamo riusciti a trovare un balance molto emozionante efunzionale

Sicuramente la precisione del suono è uno degli aspetti più importanti della vostra musica , il che ci porta a chiedere quale tipo di strumentazione usi….

Durante il tour di “The Incident” , ho praticamente usato 4 bassi ; due bassi Wal ( fretted e fretless , entrambi degli anni 80  con Hipshot Tuners ) ,uno Spector ( accordato al Do basso ) aed un Basslab fretless ( anch’esso con D-Tuner ) . I miei pedali sono tutti quelli della gamma EBS : Valvedrive, Multicomp, UniChorus , Multidrive, Tremolo, Octabass, un Bass IQ, and un Tuner della Boss. Ho recentemente preso anche un D-Phaser , che utilizzerò sempre più spesso . Il tutto entra  in una testata TD650, con 2 casse Nedoymium 4×10”.

Ho scoperto i pedali EBS tramite Pete the Fish di Wall Basses diverso tempo fa quando mi ha prestato un Multicomp diventato per me indispensabile. Ma ho cominciato ad usare amplificazione EBS durante una tourné in Olanda trovandola nel backline di un paio di locali…da allora li ho scelti come mia strumentazione  personale reputandoli estremamente affidabili , robusti e super potenti…

Mi piace usare il Microbass in studio che utilizzo spesso come semplice DI Box per buttare giù idee ed appunti … altre volte lo utilizzo come per splittare il segnale ed alimentare un POD Line 6.

Per l’edizione speciale del Porcupine Tree Show alla Radio City di New York ed alla Royal Albert Hall , abbiamo fatto tutto acustico , usando il mio basso upright con un Session 60  ed un Neodrome 15   entrambi hanno impressionato tutti i tecnici dello studio….

La tua pedaliera ha un sistema di switching abbastanza impressionante…

E’ una pedaliera custom Gig Rig Pro 14 che mi consente di tenere in linea diversi pedali senza alcuna degradazione di suono e di tono e mi offre un’enorme possibilità di combinazioni senza dover impazzire con troppi movimenti di piede – posso quindi con un semplice stomp accedere a combinazioni di 3 o 4 pedali senza diventare pazzo….il tutto è super ordinato e praticissimo da usare.

Sembra che la tua mania dei pedali abbia ora contagiato anche altri membri della band …

John Wesley mi ha stressato sino alla morte per avere un BassIQ che trova eccezionale per la chitarra dopo aver ascoltato un altro chitarrista che lo utilizza. Richard invece ha sempre utilizzato pedali a distorsione per la sua tastiera ed ha trovato ideale per l’uso il Valvedrive… grande dinamica ed ottima banda passante.

Ma se è per quello , ho contagiato anche Tony Levin che dopo un nostro concerto mi ha chiesto  delucidazioni sul Valvedrive e successivamente integrato nel suo set personale…

Progetti per il futuro  ?

Non abbiamo in programma DVD tratti dai live shows  come qualcuno della stampa sta ipotizzando.

 Non abbiamo neppure pensato di realizzarne per i concerti al Royal Albert Hall od al Radio City pur essendo stati eventi spettacolari. Non volevamo la “pressione” sul palco della presenza di  telecamere  durante le tre ore dello show.

Io personalmente ho da anni una collaborazione in corso con Geoff Leight ed altri musicisti per un progetto che si chiama Ex-Wise Heads…molta improvvisazione , influenze musicali non occidentali …ritmi  particolari ed ispirazione dall’Est. Credo realizzeremo a breve il nostro sesto album. La musica è molto diversa da quella dei Porcupine e mi piace il contrasto. Mi affascina la prospettiva di fusione , il processo di iterazione con diversi stili musicali e personali ,…e mi piace perché questo cambia un po’ il ruolo classico del bassista , normalmente legato e ruoli di secondo piano…. Ho persino realizzato un album solista “Third Vessel”…il tutto fatto da me , per una volta in primo piano J…

Ispirazioni ?

Ho sempre ascoltato molto e di diversi generi. Ci sono alcune cose che non mi stanco mai di ascoltare : Chic, The Police, Killing Joke, Gong, Weather Report, J Paul Jones , Tackhead, Frank Zappa , Brian Eno , John Martyn, Jah Wobble…. Amo anche il jazz, soprattutto Charles Mingus, Roland Kirk , Jim Hall , Oscar Peterson….

Ultimamente ho ascoltato parecchio Karnivool, Nick Bartsch’s Ronin , e Foals….

Un avviso ai naviganti del basso ?

Un consiglio semplice ma sempre efficace…partire dal basso, studiare e non mollare mai !

Per provare la strumentazione utilizzata da Edwin, visita uno dei Backline Top Dealers ( BTD ) individuabili cliccando su :

http://www.backline.it/ita/it/index_marca.php?page1=dett&x=33&page2=cartina

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